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02.07.2026

Keyword research: come fare la ricerca delle parole chiave

Keyword research: cos’è, le metriche da valutare, il processo in 5 step e gli strumenti giusti per trovare le parole chiave che portano traffico e contatti.
Roberto Geri
8 min di lettura
Keyword research: come fare la ricerca delle parole chiave

La keyword research è il punto di partenza di ogni strategia SEO seria: prima di scrivere qualsiasi cosa, devi sapere cosa cercano davvero le persone. In questa guida vediamo cos’è, quali metriche valutare, un processo pratico in cinque step e gli strumenti giusti per trovare le parole chiave che portano traffico e contatti — non solo visite.

Cos’è la keyword research (e perché viene prima di tutto)

La keyword research è il processo di individuazione e analisi delle parole e frasi che le persone digitano sui motori di ricerca per trovare informazioni, prodotti o servizi. Fatta bene, ti dice su cosa vale la pena scrivere e con quale priorità. È la base su cui poggia la SEO on-page: senza, rischi di ottimizzare pagine che nessuno cerca.

Il caso reale: la keyword che porta clienti non è quella che pensi

La teoria dice che l’intento conta più del volume. Ti facciamo vedere cosa significa con un caso vero. Seguendo la SEO di una clinica del settore odontoiatrico, l’istinto — e la richiesta iniziale — era posizionarsi sui termini “nobili” del settore: i nomi tecnici dei trattamenti, quelli che i professionisti usano tra loro. Peccato che i pazienti non cerchino così.

Guardando i dati reali di ricerca, la domanda vera del mercato era un’altra: le persone digitavano soprattutto “quanto costa [il trattamento]”. Non il termine tecnico, ma la domanda sul prezzo — perché chi cerca il costo di una cosa è molto più vicino a prenotare di chi cerca una definizione. Abbiamo costruito i contenuti su quell’ intento commerciale, non su quello che “suonava meglio”. Il risultato, nell’arco della gestione, è stato un traffico organico passato da quasi zero a oltre 1,1 milioni di nuovi utenti e un flusso costante di contatti reali. (Dati reali da un progetto Infloweb nel settore sanitario, anonimizzato.)

La lezione operativa, valida per qualsiasi attività: non partire da come chiami tu i tuoi servizi, ma da come li cerca chi deve comprarli. Spesso la keyword che porta clienti è meno elegante e più diretta di quella che avresti scelto d’istinto — ed è esattamente lì che si vince.

Le metriche da valutare

Per ogni keyword guarda tre cose: il volume di ricerca (quante ricerche mensili medie), la difficoltà (quanto è competitivo posizionarsi) e soprattutto l’intento (cosa vuole chi cerca). Una keyword con volume alto ma intento sbagliato porta visite inutili; una long-tail con volume basso ma intento commerciale chiaro può portare clienti. Il valore non è nel volume, ma nella pertinenza.

Dici “valuta l’intento” ed è facile a parole. Ma come fai a sapere, in concreto, cosa vuole chi cerca una keyword? La risposta non è indovinare: è guardare la SERP. Google mostra ogni giorno cosa premia per quella ricerca, e ti sta di fatto dando la traccia. Ecco come leggerla:

Se in prima pagina ci sono articoli e guide → l’intento è informativo. Chi cerca vuole capire, non comprare. Qui devi rispondere con un contenuto approfondito, non con una pagina servizio: se ci metti una landing commerciale, non ti posizioni.

Se ci sono pagine prodotto, servizi o schede e-commerce → l’intento è commerciale o transazionale. Chi cerca è pronto ad agire. Qui la pagina giusta è quella di servizio o di vendita, non l’articolo.

Se compaiono confronti, recensioni, “migliori X” → l’intento è di valutazione: la persona sta scegliendo tra opzioni. Il contenuto giusto è comparativo.

Guarda anche le feature della SERP: il map pack segnala intento locale (serve una pagina local, non nazionale); il box “People Also Ask” ti regala le domande correlate da coprire; gli AI Overview ti dicono che Google considera la query una domanda a risposta diretta. Ogni elemento è un indizio su cosa scrivere.

La regola che applichiamo sempre: prima di ottimizzare una pagina, cerca la keyword e osserva chi c’è già. La SERP ti dice se stai per costruire la cosa giusta o se stai remando contro l’intento — nel qual caso, per quanto ottimizzi, non salirai mai.

Il processo in 5 step

  1. Macro-tematiche: parti dai temi del tuo business e dai servizi che vendi.
  2. Espansione: usa gli strumenti per trovare keyword correlate e varianti.
  3. Analisi dati: valuta volume, difficoltà e intento di ciascuna.
  4. SERP check: guarda chi è già posizionato e che tipo di contenuto premia Google.
  5. Clusterizzazione: raggruppa le keyword per argomento e assegnale ai contenuti (pillar e satelliti).
La keyword research dice su cosa scrivere e con quale priorità.

Gli strumenti per la keyword research

StrumentoTipoPunto di forza
Google Keyword PlannerGratuitoDati sui volumi direttamente da Google
SeoZoomA pagamentoIdeale per l’Italia, SERP e keyword correlate
SemrushA pagamentoAnalisi competitor e funzionalità avanzate
AhrefsA pagamentoForte su backlink e contenuti
UbersuggestFreemiumEssenziale ed economico

Keyword research nel 2026: cosa è cambiato (e cosa ti nascondono)

Diciamo due cose che le guide fatte col copia-incolla evitano, perché scomode.

Primo: i volumi di ricerca sono sempre più inaffidabili. Il Keyword Planner di Google, se non spendi in campagne, raggruppa le keyword in fasce larghissime (“100-1.000”) e nasconde il dato preciso. I tool a pagamento (SeoZoom, Semrush, Ahrefs) stimano, non misurano: per la stessa keyword ti danno spesso numeri diversi tra loro. Il volume va usato come ordine di grandezza, non come verità assoluta. Chi prende decisioni al decimale su quei numeri sta costruendo su sabbia.

Secondo, e più importante: le persone hanno smesso di cercare a parole chiave e hanno iniziato a cercare a domande. Con la ricerca vocale e gli assistenti AI, le query si sono allungate e sono diventate conversazionali: non più “idraulico Firenze” ma “a chi mi rivolgo se ho una perdita sotto il lavandino di sera”. E con gli AI Overview di Google — le risposte generate direttamente in cima ai risultati — molte ricerche informative si esauriscono senza un clic sul sito. Cosa significa, in pratica, per la tua keyword research?

Significa spostare il peso dalla singola keyword all’intento e alle domande. Non insegui più la parola, copri l’argomento con tutte le domande reali che gli ruotano attorno (le trovi nel box “People Also Ask”, nei forum, nelle domande che ti fanno i clienti al telefono). E significa dare più valore alle keyword commerciali e local, quelle in fondo al funnel: sono le più difficili da “rubare” per un AI Overview, perché quando uno cerca un fornitore o un preventivo vuole un’azienda vera, non un riassunto. Le ricerche informative pure valgono meno di ieri; quelle che portano un cliente pronto ad agire, di più.

La keyword research del 2026, quindi, non è più una lista di parole con accanto un volume. È una mappa di intenti: cosa cercano le persone, in che fase del percorso, e quali di quelle ricerche possono ancora diventare un contatto. Chi la fa ancora “alla vecchia maniera” ottimizza per un mondo che non esiste più.

Long-tail e intento commerciale: dove si vince

Le keyword long-tail — frasi lunghe e specifiche come “realizzazione siti web per ristoranti a Firenze” — hanno volumi più bassi ma intento più chiaro e meno concorrenza. Per le PMI sono spesso l’oro: meno sforzo, più conversioni. Combinare poche keyword ambiziose con tante long-tail mirate è la strategia che dà i risultati migliori nel tempo.

Gli errori di keyword research che vediamo più spesso

Quando ci arriva un sito già avviato, gli errori di keyword research (o della sua assenza) sono quasi sempre gli stessi:

Inseguire il volume più alto. L’azienda vuole posizionarsi sulla keyword da 50.000 ricerche al mese, generica e competitissima, e ignora le venti long-tail da 200 ricerche con intento commerciale che le porterebbero clienti domani. Il volume gonfia l’ego, la pertinenza riempie l’agenda.

Scrivere prima, cercare dopo. Pagine e articoli creati “di pancia”, su temi che interessano all’azienda ma che nessuno cerca. Ottimizzati magari benissimo — per keyword a volume zero. È il modo più efficiente di lavorare tanto per non essere trovati.

Confondere il proprio gergo con quello del cliente. Il caso della sezione 1 in miniatura: l’azienda usa il termine tecnico, il cliente cerca la parola comune. Se ottimizzi sul primo, sei invisibile per il secondo.

Ignorare la SERP. Scegliere una keyword solo dai numeri del tool, senza guardare chi è già posizionato e che tipo di contenuto premia Google. Ti accorgi troppo tardi che per quella query servivano un e-commerce e trecento recensioni, non il tuo articolo.

Fare la keyword research una volta e basta. Le ricerche delle persone cambiano, nascono nuovi termini, l’intento si sposta. Una keyword research è viva: va rivista, non archiviata.

Dalla ricerca ai contenuti

Una keyword research fatta bene diventa il piano editoriale del tuo sito: ogni contenuto risponde a un’esigenza reale. Per capire come si inserisce nel quadro generale, parti dalla guida alla SEO; quando vuoi una strategia di keyword e contenuti su misura, scopri il nostro servizio di SEO.

Domande frequenti

Cos’è la keyword research?

È il processo di individuazione e analisi delle parole e frasi che le persone digitano sui motori di ricerca. Serve a trovare le keyword giuste per la strategia SEO e a creare contenuti mirati che portano traffico qualificato e contatti. Viene prima della scrittura: definisce cosa vale la pena pubblicare.

Come si fa una ricerca di parole chiave?

Si parte dalle macro-tematiche del business, si usano strumenti SEO per trovare keyword correlate con dati di volume e difficoltà, si analizza l’intento e la SERP, e si raggruppano le keyword in cluster da coprire con i contenuti. Il tutto orientato agli obiettivi di business.

Quali strumenti servono per la keyword research?

I principali sono Semrush, Ahrefs, SeoZoom (ottimo per l’Italia) e Ubersuggest; tra i gratuiti, il Keyword Planner di Google offre dati sui volumi. Ognuno ha punti di forza diversi: l’importante è leggere bene volume, difficoltà e intento.

Cosa sono volume e difficoltà di una keyword?

Il volume indica quante ricerche mensili ha mediamente una keyword; la difficoltà stima quanto è competitivo posizionarsi. Una buona strategia bilancia keyword ad alto volume e alta concorrenza con long-tail più specifiche, meno competitive e spesso più redditizie.

Cosa sono le keyword long-tail?

Sono frasi più lunghe e specifiche (es. ‘realizzazione siti web per ristoranti a Firenze’): hanno volumi più bassi ma intento più chiaro e meno concorrenza. Per le PMI sono spesso le keyword con il miglior rapporto tra sforzo e risultati.


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